Esperienze di Trasporto Pubblico “On Demand”

La mobilità digitale on-demand sta trasformando radicalmente il trasporto pubblico in diverse aree urbane e rurali, rispondendo in modo flessibile e sostenibile alle esigenze di spostamento dei cittadini. Attraverso l’uso di tecnologie avanzate, questi servizi offrono soluzioni alternative ai modelli tradizionali di trasporto collettivo, favorendo una mobilità più efficiente, personalizzata e a misura di utente. Di seguito tre interessanti esempi di “mobilità on-demand” in Europa, in grado di ispirare nuove idee per il settore.

[1] Il progetto metaCCAZE nella Città Metropolitana di Milano

Realizzato da AMAT Milano, il progetto metaCCAZE rappresenta un’innovazione significativa nella mobilità on-demand per l’area metropolitana milanese. Attraverso un’applicazione digitale, i cittadini possono richiedere e pianificare spostamenti personalizzati, permettendo di evitare tempi di attesa inutili e di ridurre la congestione del traffico urbano. Questa piattaforma digitale facilita la fruizione del trasporto pubblico e incoraggia una maggiore efficienza nella gestione dei mezzi, adattando la disponibilità del servizio alla domanda reale.

[2] FLEXI e LINEA: Trasporto Flessibile nel Sud Salento

Nella Regione Puglia, il progetto FLEXI e LINEA realizzato dalla Rete TAD, in collaborazione con l’Unione Terre di Leuca, si propone di offrire un trasporto flessibile che risponda alle specifiche necessità di mobilità della popolazione nel Sud Salento. Questo servizio di trasporto on-demand è orientato a collegare le aree rurali e periferiche, spesso penalizzate dall’assenza di alternative di trasporto pubblico efficaci. La possibilità di prenotare corse con un sistema intuitivo consente agli utenti di raggiungere punti di interesse e di utilizzare i mezzi pubblici anche nelle zone meno servite, promuovendo inclusione e accessibilità.

[3] Bus On-Demand a Barcellona con NEMI Mobility

A Barcellona, NEMI Mobility ha implementato un sistema di trasporto on-demand che si adatta dinamicamente ai flussi di passeggeri nell’area urbana e nelle zone circostanti. Grazie a una piattaforma avanzata di prenotazione, i cittadini possono scegliere quando e dove viaggiare, riducendo così l’impatto ambientale e ottimizzando l’uso dei mezzi. Questo servizio rende possibile l’offerta di tragitti su richiesta, sostituendo o integrando percorsi fissi e migliorando l’efficienza del trasporto pubblico.

La mobilità sostenibile passa dalla mobilità digitale

Queste esperienze evidenziano come la mobilità digitale on-demand possa apportare soluzioni vantaggiose per ridurre la congestione del traffico, migliorare la sostenibilità ambientale e rispondere in modo mirato ai bisogni degli utenti. Il futuro della mobilità passa attraverso servizi integrati, dinamici e facilmente accessibili, dove la tecnologia si pone come un alleato fondamentale per il cambiamento.


Appuntamento a Parma | sabato 23 novembre 2024

Sabato 23 novembre alle 16.30 al Cubo di Parma avremo modo di trattare l’argomento attraverso la testimonianza diretta di coloro che hanno lavorato su questi progetti ed anche attraverso i rappresentanti delle locali società di trasporto e mobilità pubblica, avremo modo di provare a ragionare sullo sviluppo di questi servizi per la città di Parma.

Orienteering nella Bassa Parmense

Con l’arrivo dell’autunno, le gare di orienteering si spostano in pianura. La stagione sportiva regionale 2024 volge al termine con la doppia gara organizzata domenica 17 novembre a Busseto e San Secondo Parmense da Orienteering Parma ASD e che assegnerà anche il Titolo Regionale Sprint.

 

Come sempre l’evento è aperto a famiglie e bambini grazie ai tracciati non agonistici che possono essere svolti sia individualmente che in gruppi di 3-4 persone. Tutti possono partecipare.

Cos’è lo Sprint Orienteering

L’Orienteering in ambito urbano si svolge nelle città o nei borghi di provincia, e richiede capacità fisiche e mentali per muoversi ed orientarsi in un contesto complesso e dinamico. I partecipanti utilizzano mappe dettagliate e bussola per navigare tra i punti di controllo posizionati in spazi urbani, sfruttando sia le caratteristiche del paesaggio che la propria abilità di lettura del territorio.

Le gare Sprint, una variante di questa disciplina, sono caratterizzate da percorsi brevi, solitamente tra i 2 e i 3 km, che richiedono decisioni rapide e precisione. Gli atleti devono muoversi velocemente tra i vicoli, piazze e parchi cittadini, mantenendo al contempo un’elevata attenzione alla strategia e alla pianificazione del percorso. Il ritmo elevato e il terreno urbano complesso fanno delle gare Sprint una prova avvincente e accessibile anche ai neofiti, rendendole un’ottima introduzione all’Orienteering.

Un futuro già presente

Immagina un’automobile sempre a disposizione quando ti serve. E immagina di non averla a disposizione quando non ti serve. Ecco, quando tutti saremo in grado di immaginare questo scenario, avremo risolto gran parte dei nostri problemi di sostenibilità e vivibilità delle città: inquinamento, congestione del traffico, parcheggio e scarsità di spazi.

Ieri al convegno sulla 𝗠𝗼𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗦𝗼𝘀𝘁𝗲𝗻𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 organizzato dal 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗣𝗮𝗿𝗺𝗮 abbiamo parlato di un futuro che è già presente, basta solo impegnarci tutti per farlo nostro.

Ed ho anche portato a casa il libro realizzato dagli amici di LEN Learning Education Network che si preannuncia essere una lettura molto interessante🙂

Durante il convegno si è parlato molto di innovazione ed utilizzo avanzato di strumenti digitali. E’ emerso con chiarezza anche il fatto che l’integrazione tra questi strumenti è fondamentale.

Per agevolare il cittadino nella sua scelta di rinunciare all’automobile personale, occorre mettere a disposizione agevolmente le alternative offerte. Se devo spostarmi devo poter scegliere con pochi “tap” il mezzo più comodo ed appropriato. Altrimenti finisco per trovare più semplice salire in auto anche quando le soluzioni alternative sono a disposizione.

Bike 2 SPIP

Il prossimo numero di Eco-District MAG ospiterà un mio contributo sulla mia esperienza di Bike2Work praticato su un percorso misto urbano ed extraurbano. Anticipo qui il testo dell’articolo.

Per chi dispone di un’automobile recarsi al lavoro in bicicletta oggi non è un obbligo. Tranne in qualche caso, per lo più riguardante gli spostamenti di prossimità come nell’area del centro storico, i trasferimenti casa-lavoro svolti in
bicicletta sono quasi sempre vissuti come qualcosa di scomodo, disagevole e anche poco sicuro.

Tuttavia alcuni lavoratori utilizzano la bicicletta (muscolare oppure elettrica) per raggiungere il quartiere SPIP. Si tratta prevalentemente di persone immigrate che non dispongono (ancora) di un’auto personale, che scelgono di non utilizzarla per risparmiare oppure che comunque non hanno sviluppato quella “cultura della comodità” che in buona parte spiega la nostra pigrizia.

Tutti gli altri, infatti, per raggiungere l’area industriale a nord di Parma scelgono l’automobile e, in assenza di questa (se non trovano un passaggio da un collega), utilizzano come alternativa la navetta SPIP, soluzione attualmente molto scomoda sotto svariati punti di vista.

Eppure i tempi di percorrenza con una e-bike dalla zona nord di Parma allo SPIP si aggirano intorno ai 10-15 minuti, esattamente come quelli in auto. Da un sondaggio svolto nel 2023 su un campione di 540 persone che lavorano nell’area SPIP è emerso che circa il 42% sarebbe disposto ad utilizzare il bus se il collegamento con la città fosse rapido ed efficiente, mentre il 35% prenderebbe in considerazione l’utilizzo della bicicletta se fossero presenti percorsi ciclabili adeguati.

Sul tema del trasporto pubblico il Comune di Parma ha chiesto a TEP di presentare un progetto che è attualmente in corso di valutazione insieme al Comitato Eco District Parma Nord. A riguardo dell’alternativa a due ruote, vorrei invece raccontare la mia personale esperienza di lavoratore che raggiunge su e-bike la sede della mia azienda sita
all’inizio di via Forlanini, ogni volta che le condizioni lo consentono.

Anzitutto devo sottolineare che la mia non è una scelta obbligata. Non potrei tuttavia svolgere in modo credibile il mio ruolo di Mobility Manager se non provassi in prima persona ad evitare l’uso dell’automobile tutte le volte che posso farlo: quindi nella bella stagione, se non sono previsti rovesci e quando le mie necessità personali non mi impongono nella stessa giornata spostamenti incompatibili con l’uso della bici.

Il mio trasferimento in bicicletta avviene su una distanza di circa 6 km e richiede un minimo di organizzazione preliminare (zaino con tutto il necessario, giubbottino o felpa, eventuale maglia di ricambio, casco e lucchetti antifurto). Tuttavia, non appena mi incammino sotto i raggi del sole mattutino sperimento una piacevole
sensazione di libertà che in automobile è impossibile provare
.

Muovermi in bicicletta è rilassante e corroborante perché mi consente di iniziare la giornata senza stress e
nella consapevolezza di aver compiuto una bella azione per me stesso e per l’ambiente
. Durante il viaggio ho la
possibilità di osservare meglio ciò che mi circonda, godermi il paesaggio. Tutto questo mi offre anche l’opportunità di riflettere e di pensare sui miei programmi della giornata.

Ovviamente occorre attrezzarsi per effettuare gli spostamenti in sicurezza: sicuramente è indispensabile dotarsi di un casco, così come è fondamentale disporre di uno specchietto retrovisore sulla sinistra del manubrio. Anche la
condotta di guida è importante, poichè recarsi al lavoro insieme al resto della città non è come fare un giretto al parco con la famiglia. Le strade vanno percorse con giudizio e la giusta attenzione, esattamente come quando ci si sposta in auto o in motocicletta: le mani devono quindi essere sempre mantenute fisse sul manubrio, pronte a stringere le forcelle dei freni.

Dopo la pandemia la mia azienda ha confermato il lavoro agile per 2-3 giorni alla settimana a quasi tutto il
personale non vincolato all’operatività di magazzino. Questo significa che in alcune settimane riesco a non utilizzare mai l’autovettura personale per il lavoro: tre giorni di smartworking e due di presenza in sede con trasferimento in bicicletta, significano circa 60 kilometri in meno di percorrenza settimanale con l’auto personale, pari ad una stima di riduzione della CO2 emessa per circa 9 kg ed un risparmio di circa 6 euro.

Sulla base di questi riferimenti possiamo stimare che se anche solo il 10% delle persone che lavorano allo SPIP evitasse l’uso dell’auto per il 25% degli spostamenti in un anno si risparmierebbero 150mila euro di carburante e si immetterebbero nell’aria 250 tonnellate in meno di CO2.

Come dicevo, per spostarmi in bicicletta ho dovuto imparare ad organizzarmi. Il telelavoro mi impone di portarmi sempre dietro il personal computer aziendale, gli accessori e i documenti di lavoro. Il mio zaino da bici è molto
capiente
e contiene il “mio ufficio” insieme agli effetti personali.

Ma non solo: dopo il lavoro spesso mi reco direttamente in palestra per cui dispongo di un secondo zainetto che contiene scarpe e abbigliamento sportivo. La mia e-bike è attrezzata con un cesto e due capienti borse laterali. Ci sono persone che vanno in vacanza un mese con la loro bicicletta. Non è quindi così complicato star fuori un solo giorno. Con la giusta organizzazione si può fare tutto.

Molti ritengono troppo pericolosi gli spostamenti in bicicletta in ambito extra-urbano. Ciò è vero, ma solo nella
misura in cui si scelgono strade ad alta densità di traffico, oppure ci si muove in situazioni di scarsa visibilità (nebbia o buio). Fortunatamente il quartiere SPIP dispone di tre accessi secondari dalla città che nelle lunghe giornate primaverili ed estive possono essere sfruttati per gli spostamenti su due ruote.

Lungo il mio percorso, che dalla zona di via Venezia mi porta alla sede della NUMBER 1, percorro tutta via Paradigna
e un tratto di via Forlanini. Paradossalmente i punti più critici non si trovano nella tratta extraurbana, dove la visibilità è sempre molto ampia, ma quelli in ambito urbano in corrispondenza delle intersezioni con le strade laterali e degli svincoli con la tangenziale, dove anche in presenza di una pista ciclabile non ho la certezza che l’automobilista tenga conto del possibile arrivo di una bici.

In periferia invece noto una maggiore attenzione da parte degli automobilisti (quasi volessero rispettare la mia scelta inusuale di utilizzare la bicicletta), anche nella trafficata via Forlanini, dove la carreggiata più larga consente
comunque ai mezzi pesanti di mantenere una distanza laterale di sicurezza. Nonostante la totale assenza di ciclovie,
ritengo che l’utilizzo della bicicletta per raggiungere il quartiere SPIP dalla città non sia impossibile. Tuttavia nel contesto attuale questa modalità di spostamento è destinata a restare relegata a chi la sceglie per necessità, per passione o per responsabilità ambientale.

Solamente la presenza di tracciati ciclabili incentiverebbe molte persone all’utilizzo delle due ruote nella bella stagione. E’ evidente, però, che la realizzazione di piste ciclabili protette dalla città allo SPIP e all’interno del quartiere stesso richiederebbe un ingente investimento. Ma già oggi si potrebbero realizzare alcuni miglioramenti “tattici” in corrispondenza dei passaggi più critici. Parlo di interventi che non richiedono grossi investimenti e possono essere condotti anche in via sperimentale, così da essere poi confermati o meno in base alla loro efficacia reale.

Per esempio, i blocchi di restringimento di carreggiata posizionati sui ponti di via Paradigna e strada Ugozzolo
potrebbero forse essere sistemati in modo tale da creare una corsia di transito che eviti ai ciclisti la sosta obbligata in corrispondenza del semaforo rosso.

Via Forlanini presenta una carreggiata molto larga che potrebbe ospitare due corsie laterali dedicate alla mobilità dolce: probabilmente questa soluzione ridurrebbe le corsie automobilistiche a una sola, si tratta in questo caso di valutare l’ammontare del disagio generato.

Per concludere, io penso che il “cambio modale” negli spostamenti avverrà quando si realizzerà quel “punto di
incontro
” tra cultura dei cittadini e infrastrutture. Ci si arriverà per gradi, agevolando e incentivando le soluzioni a basso impatto ambientale per poi gradualmente potenziare le infrastrutture man mano che l’utenza cresce insieme alla consapevolezza collettiva.

Mirko Reggiani
Mobility Manager

Mobilità multimodale a Parma

La mobilità multimodale è una soluzione di spostamento urbano in cui le persone si muovono sfruttando differenti tipologie di trasporto: bicicletta, scooter, autobus o metropolitana. Raramente i percorsi dei mezzi pubblici corrispondono perfettamente alle esigenze di chi ha bisogno di spostarsi. Parma per le sue ridotte dimensioni soffre in modo particolare questo limite del proprio trasporto pubblico locale. Chi si sposta in bus ha infatti quasi sempre l’esigenza di ricorrere a mezzi di trasporto alternativi a corto raggio per completare il proprio viaggio.

Grazie alle risorse messe a disposizione dal Fondo Nazionale per il Trasporto Pubblico Locale fino al 31 dicembre 2024 a Parma sarà possibile combinare il trasporto pubblico extraurbano con i servizi di sharing mobility su e-bike o monopattino della società Tier-Dott. Chi arriverà da fuori città in corriera, oppure chi intende recarsi nei centri di provincia, disporrà di un voucher per utilizzare i mezzi di sharing mobility per collegarsi rapidamente con le fermate cittadine.

La società Tier-Dott erogherà infatti voucher agli abbonati maggiorenni del servizio extraurbano di Tep: un voucher del valore di 50€ al mese (per ogni mese di validità del titolo di viaggio acquistato) per i possessori di un abbonamento annuale extraurbano e di 30€ per gli abbonamenti al servizio extraurbano mensile.

L’auspicio è che questa sperimentazione possa consentire di misurare la propensione al cambiamento degli utenti per arrivare a produrre per il futuro misure strutturate per la combinazione di spostamenti multimodali, come già oggi avviene in numerosi città europee.

Multimobilità e innovazione sono due ingredienti centrali per ridurre al minimo l’impatto sostenibile e rispondere alle nuove esigenze di mobilità che gli utenti odierni dei servizi di trasporto passeggeri e merci esprimono sempre più spesso: flessibilità, scelte informate ed opzioni di trasporto veramente efficienti.

Se immaginiamo, allora possiamo

Il concetto di “Rigenerazione Urbana”, alla base dell’idea di Eco District contempla anche la diffusione di una mobilità più sostenibile per l’ambiente. Tuttavia la posizione del quartiere industriale SPIP di Parma, collocato a nord di quella barriera fisica e psicologica delimitata dall’asse dell’autostrada del Sole, non facilita l’attivazione di soluzioni di trasporto davvero competitive rispetto all’utilizzo dell’autovettura privata.

Il Comitato Eco District si propone di sostenere l’aumento del numero di coloro che effettuano spostamenti casa-lavoro sostenibili, cercando da un lato di migliorare l’offerta per chi già utilizza le soluzioni alternative all’auto personale, e dall’altro di agevolare chi per varie ragioni oggi non può ancora servirsene. Per produrre risultati concreti bisogna tuttavia guardare avanti nel tempo e immaginare un modello di mobilità multimodale che contempli più soluzioni da sfruttare in base alle necessità del momento. Per questa ragione, l’offerta di soluzioni messe in campo deve essere ampia e diversificata.

Insieme al servizio di Mobility Management di Area del Comune di Parma sono allo studio diverse proposte, alcune delle quali già in fase avanzata. Questi sforzi mirano non solo a migliorare la circolazione all’interno del distretto industriale ma anche a promuovere un modello di mobilità sostenibile che coinvolga attivamente le aziende insediate.

Qui di seguito illustriamo alcune proposte sulle quali stiamo lavorando.

Eco-District BUS

Uno dei motivi per i quali l’attuale “Navetta SPIP” è sottoutilizzata è determinato dall’obbligo di interscambio presso il parcheggio nord che scoraggia molti potenziali utilizzatori. Le dimensioni contenute della città di Parma non favoriscono le soluzioni di trasporto pubblico che prevedono cambi di mezzo. L’Amministrazione Comunale ha quindi richiesto a TEP di formulare una proposta per la trasformazione del servizio attuale in una vera e propria linea urbana di collegamento tra la Stazione di Parma e il quartiere industriale. Questa soluzione potrebbe intercettare molti più utenti, compresi coloro che raggiungono la città via treno. Si tratta adesso di entrare nel dettaglio della proposta calibrandola sull’effettivo bacino dell’utenza potenziale costituita dalle imprese collocate in prossimità del percorso.

TEP – autobus a metano

Piste ciclabili e Rigenerazione Urbana

E’ evidente che in un contesto di crescente attenzione alla sostenibilità, questa pianificazione deve anche contemplare la realizzazione di piste e percorsi ciclabili. Contestualmente, in occasione degli interventi di edificazione previsti dagli strumenti urbanistici vigenti, il Comune sta chiedendo ai soggetti attuatori di realizzare collegamenti per migliorare la raggiungibilità ciclabile delle nuove aree di insediamento. Alcuni interventi “tattici” possono tuttavia essere già predisposti.

Sharing Mobility e Collegamento Ferroviario

L’idea di realizzare una stazione ferroviaria all’altezza del quartiere SPIP sulla linea Parma-Brescia è oggi molto più di una suggestione. Un servizio di questo genere garantirebbe certamente numerosi utenti provenienti non solo dalla città, ma anche dai vicini comuni di Torrile, Colorno e Casalmaggiore, presso i quali risiedono numerosi lavoratori del nostro quartiere industriale. Certamente il fatto che la tratta ferroviaria sia gestita dalla lombarda Trenord non agevola l’avvio dell’iter progettuale, ma tanto il Comune di Parma quanto la Regione Emilia-Romagna sono impegnati nel richiedere la realizzazione di quest’opera.

Mobility Hub

Se ipotizziamo uno scalo ferroviario, dobbiamo anche immaginare come collegarlo alle aziende del quartiere che, va ricordato, si estende su un’area maggiore del Centro Storico di Parma. In questo caso potrebbero intervenire i servizi di sharing mobility i quali potrebbero garantire forme di collegamento agile beneficiando della centralità della fermata ferroviaria, insieme a quella di altre zone ad elevata frequentazione quali il centro commerciale Parma Retail e il piazzale del ristorante Camst group, che in futuro potrebbe diventare un luogo presso il quale collocare altri servizi.

La realizzazione di uno o più Mobility Hub consentirebbe anche a chi durante la giornata si sposta all’interno dell’area di sfruttare i servizi di sharing mobility.

Mobility HUB – generato con AI

Car Sharing e Car Pooling Interaziendale

Oggi la richiesta del mercato di veicoli in car sharing in modalità free floating non è ancora sufficientemente matura per una città come Parma.

Dobbiamo fare uno sforzo di immaginazione e pensare all’esistenza di una “Flotta di Distretto” magari gestita da più operatori che potrebbero quindi distribuire tra loro il costo degli investimenti, consapevoli del fatto che più veicoli vengono messi a disposizione e più facilmente gli utenti ricorreranno a questo servizio, rinunciando all’auto privata oppure all’auto aziendale.

Il passo successivo verso la sostenibilità sarà quello di sfruttare i flussi di traffico generati da questi veicoli per costruire un modello di Car Pooling Interaziendale. Un approccio di questo tipo mira a ottimizzare l’utilizzo delle risorse e ridurre l’impatto ambientale, promuovendo al contempo la collaborazione tra le aziende presenti nel quartiere.

Parcheggi Attrezzati e Punti di Ricarica

Chiaramente qualsiasi innovazione deve essere sostenuta da infrastrutture adeguate. Sarà quindi fondamentale distribuire nell’area del distretto un adeguato numero di parcheggi attrezzati con punti di ricarica per le e-cars. Anche in questo caso saranno le progettualità messe in campo che potranno attrarre investitori.

Impegno Collettivo e Cabina di Regia

Il successo di questi progetti richiederà un impegno collettivo, che dovrà coinvolgere attivamente tutte le aziende insediate nell’Industriale SPIP di Parma. Per questa ragione è fondamentale l’esistenza e il mantenimento di quella “cabina di regia”, oggi rappresentata dai momenti di confronto tra Comitato e Amministrazione Comunale, per promuovere e coordinare tutti i servizi in ottica MaaS.

Mobility As A Service

La chiave di tutto sta nel sostenere e promuovere le innovazioni in modo che le imprese che erogano servizi individuino lo SPIP come area nella quale investire sulla multimodalità e realizzare così un laboratorio di mobilità che non costituisca solo una collazione di pratiche virtuose, ma rappresenti un modello all’avanguardia dal quale attingere esperienze e soluzioni.

Dobbiamo ridurre il debito verso la Terra

Il 19 maggio abbiamo esaurito la quota annuale italiana delle risorse necessarie per far fronte ai nostri consumi. Da oggi attingiamo alla quota dei prossimi anni. E’ dalla seconda metà del novecento che si è innestato questo circolo vizioso. Significa che come specie umana stiamo vivendo aldisopra delle nostre possibilità. Dobbiamo consumare meno e meglio.

Come spiega il WWF, anche quest’anno per l’Italia il consumo di risorse naturali supera la capacità del nostro paese di generarne nuove: siamo in deficit ecologico, in altre parole spendiamo più delle risorse che abbiamo e immettiamo in atmosfera più CO2 della capacità che hanno gli ecosistemi di assorbirla. Oggi per soddisfare i consumi annui degli italiani sarebbero necessarie più di 4 Italie. È necessario invertire questo trend.

L’impronta dell’Italia è determinata principalmente dai trasporti e dal consumo alimentare. Concentrarsi su questi due ambiti legati alle attività quotidiane offrirebbe quindi le maggiori possibilità di invertire la tendenza e ridurre l’impronta degli italiani.

Per ogni paese esiste un overshoot day commisurato alla sua estensione e popolazione. Si passa dal Quatar che ha esaurito le risorse di quest’anno già lo scorso 11 febbraio all’Equador ed Indonesia che consumano talmente poco da arrivare al 24 novembre. Di fatto i paese più ricchi e industrializzati stanno consumando anche le risorse degli altri i quali tuttavia non stanno certo fermi adottando gradualmente i modelli di consumo dei paesi più progrediti.

Non possiamo certo pensare che questo grosso problema i risolva da solo. E tutti devono fare la propria parte, noi compresi. Il nostro tenore di vita e il nostro modo di consumare è in parte (anche se non in tutto) determinato dalle scelte che facciamo: cosa mangiamo, cosa utilizziamo e come lo facciamo.

Se tutti prendessimo coscienza di questo problema e provassimo ad adottare abitudini “più sostenibili” potremmo, insieme alle scelte dei Governi, se non invertire la rotta, fermare l’emorragia.

Molte persone sono erroneamente convinte che ogni sforzo a favore della sostenibilità rappresenti unicamente un atto di generosità nei confronti del Pianeta. In realtà, se non ci prepariamo ad affrontare un futuro, ormai largamente prevedibile, in presenza di una popolazione mondiale sempre crescente, un incremento della domanda e, al contempo, la medesima quantità di pianeti a disposizione (cioè sempre solo uno), dovremo far fronte a molteplici rischi e costi elevati.

Rientrare nei limiti naturali non va visto come un sacrificio o una riduzione delle nostre comodità, ma come uno spostamento verso tecnologie più avanzate e più pulite e verso un’economia più giusta, dove il benessere non diminuisce, ma aumenta per tutti. Rimodellare le nostre abitudini quotidiane serve proprio per salvare il benessere che abbiamo conquistato, prima che il Pianeta ci chieda il conto in maniera estrema.

Al pari degli ambiti che contribuiscono a determinare la nostra impronta, quello che dobbiamo chiederci e su cui dobbiamo agire riguarda: quanto spesso mangiamo carne, pesce o altri derivati animali? Quanto del cibo che mangiamo è fresco, di stagione (confezionato o meno) e prodotto a livello locale? Quanto cibo buttiamo ogni settimana? In Italia buttiamo quasi 30 kg di cibo a testa l’anno… molto si può fare. E ancora: quanti rifiuti produciamo?  A casa, utilizziamo energia da fonti rinnovabili? Siamo attenti ai consumi energetici? Come ci muoviamo nel tragitto casa lavoro? Condividiamo l’auto con altre persone o viaggiamo sempre da soli? Usiamo i mezzi pubblici? Quanti voli facciamo ogni anno?

Le risorse che abbiamo a disposizione sono una quantità finita, ma le nostre capacità non lo sono. Vivere all’interno delle capacità del nostro territorio è tecnologicamente possibile, finanziariamente vantaggioso ed è la nostra unica possibilità per un futuro prospero.

Bestiario Selvatico

Bestiario selvatico è un libro scritto da Massimo Zamboni, musicista e scrittore italiano, corredato dalle illustrazioni di Stefano Schiaparelli, zoologo e biologo marino. E’ l’ultimo dei cinque libri finalisti del Premio Green Book 2024.

E’ una raccolta di apologi narrativi, brevi storie a sfondo morale, in cui l’autore racconta i suoi incontri con animali alloctoni, ovvero provenienti da altre terre, che hanno invaso o ripopolato il territorio italiano per vari motivi. Ogni animale è descritto con curiosità, meraviglia e rispetto, e diventa uno specchio o un’ombra del vivere umano.

Alcuni degli animali che appaiono nel libro sono il castoro, il parrocchetto, la rana toro, la zanzara tigre, il pesce siluro, la nutria, l’airone rosso, il cane procione, la gambusia, il lupo e il punteruolo rosso della palma. Ogni animale ha una sua storia, un suo significato e una sua sfida per l’ecosistema e per l’uomo.

Ogni racconto è scritto con uno stile fluido, poetico e ironico, che mescola informazioni scientifiche, aneddoti personali, riflessioni filosofiche e citazioni letterarie. Il linguaggio è ricco, vario e suggestivo, con frequenti metafore, immagini e neologismi. L’autore usa spesso il dialetto emiliano per dare colore e autenticità ai suoi racconti.

Vengono narrate le storie di numerose specie che spesso per colpa dell’uomo che adesso le combatte hanno invaso aree ed ambienti: si parla quindi di nutrie, di rane, di tartarughe, di granchi, di pesci e di numerose specie di insetti.

L’autore spiega come la Pianura Padana sia stata trasformata da un’opera di bonifica che ha permesso di sfruttare le acque sotterranee e del Po per irrigare i campi. Il testo evidenzia anche l’invisibilità di molte creature che condividono lo stesso habitat degli uomini, ma che sfuggono alla loro percezione.


L’E75rna Leggenda

75 anni fa nacque la leggenda del Grande Torino. Una squadra fortissima, capitanata dall’eterno Valentino Mazzola, che si fece portatrice di valori morali intramontabili, incarnando un’identità, che è stata tramandata di generazione in generazione, da chi quella di quella squadra ne ha viste e poi raccontate le gesta.

Oggi è il 4 maggio, un giorno sacro per il calcio, lo sport e l’Italia intera. Anche il Giro d’italia 2024, che partirà da Venaria Reale, omaggerà l’E75rna Leggenda con la prima frazione che vedrà un passaggio sul Colle di Superga, esattamente 75 anni dopo la tragedia.

Qui ricordiamo il Mito del Grande Torino attraverso il frammento finale del film prodotto dalla RAI nel 2005, con Beppe Fiorello nel ruolo di Valentino Mazzola e Michele Placido nel ruolo di narratore.

Quello che sai sulla plastica è sbagliato

“Quello che sai sulla plastica è sbagliato” è forse il libro più impegnativo tra i cinque testi finalisti del Premio Green Book 2024. Innanzi tutto perché pone il lettore di fronte alla colpa di sapere davvero molto poco su questo materiale (origine, produzione e trasformazione), ma anche perché si tratta sostanzialmente di una pubblicazione a forte impronta tecnico-scientifica nella quale vengono illustrate numerose informazioni, peraltro sempre corredate da dati, statistiche e con indicate puntualmente tutte le fonti.

Attraverso una lettura scorrevole, i tre autori (Simone Angioni, Stefano Bertacchi e Ruggero Rollini) si propongono di sfatare alcuni miti e falsità sulla plastica, illustrando in modo approfondito le origini, le proprietà, gli usi, il riciclo e l’impatto ambientale di questo materiale tanto diffuso quanto controverso.

Il libro è diviso in quattro capitoli, ognuno dedicato a un aspetto della plastica:

  • Un mondo di plastica: racconta la storia e la chimica della plastica, le sue diverse tipologie e applicazioni, e i simboli e le normative che la riguardano.
  • Indovina chi viene smaltito: illustra il ciclo di vita della plastica, le sue fonti di approvvigionamento, le sue modalità di produzione, consumo e smaltimento, e le sue conseguenze sull’ambiente e sulla salute.
  • Le bioplastiche e altre “biocose”: esplora il mondo delle bioplastiche, ovvero le plastiche derivate da fonti rinnovabili o biodegradabili, le loro caratteristiche, vantaggi e limiti, e le sfide tecnologiche e normative che le accompagnano.
  • Il trono di plastica: riflette sul ruolo della plastica nella società, le sue opportunità e le sue responsabilità, e propone alcune soluzioni e buone pratiche per ridurre il suo impatto negativo e valorizzare il suo potenziale positivo.

Questo libro non coinvolgere il lettore sotto il profilo emotivo, ma lo obbliga a riflettere sulla sostenibilità di un materiale tanto geniale quanto diabolico.

Ne consiglio la lettura a tutti coloro che si sono sempre chiesti “cosa è plastica e cosa non lo è?”, anche solo per distinguere quella recuperabile da quella non riciclabile e capire in quale contenitore dei rifiuti conferire i materiali.