Emilia-Romagna

Siamo gente che lavora a Bologna, dorme a Modena e va a ballare a Rimini. Siamo anche noi un trattino, una cerniera tra Nord e Sud. E come tutte le regioni di frontiera, a tutti coloro che passano diamo qualcosa e prendiamo qualcosa.

Qua si fanno cose per avere, per essere, ma soprattutto per stare. In nessun altro posto al mondo la gente quando è a tavola parla così tanto di quello che mangia.

Questa è una regione che per chiamarla e raccontarla… non basta un solo nome: Emilia-Romagna.

[Carlo Lucarelli]

Innovazione coraggiosa (e vincente)

Prendere buone decisioni è difficile. Spesso, è proprio il processo che sta dietro alle decisioni che subisce pesanti resistenze e finisce per impedire la nascita di soluzioni vincenti. È fondamentale governare con consapevolezza il modo in cui si sviluppano il giudizio e le opportunità decisionali. Esistono tuttavia strumenti che aiutano a “prendere decisioni migliori.

Un’immagine racconta più di mille parole; ma un ottimo strumento visivo ne condivide molto di più. Può attirare la nostra attenzione, ispirare i nostri pensieri ed aiutarci ad agire in modo più intelligente, senza pregiudizi.

In un interessante articolo di Forbes, vengono illustrati strumenti e metodologie per arrivare a decisioni consapevoli e vincenti. In particolare, nell’articolo, viene suggerito di adottare una serie di linee guida.

  • definite il vostro caso e assicuratevi di essere compresi;
  • aspettatevi un pregiudizio cognitivo;
  • utilizzate gli elementi essenziali della narrazione;
  • massimizzate il fatto che le persone sono prevedibili;
  • sfruttate l’intelligenza artificiale in modo “intelligente”;
  • immergetevi nei dati e nelle analisi;
  • resistete allo status quo;
  • adottate una mentalità di crescita.

Prova di responsabilità collettiva

Dobbiamo fare il più grosso sforzo di responsabilità collettiva della nostra Storia. Il problema vero di questa malattia è infatti che si infettino tantissime persone contemporaneamente. Cosa che bloccherebbe i servizi, intaserebbe gli ospedali e darebbe un grosso colpo alla produttività del Paese.

Ilaria Capua, scienziata e virologa

Chiamiamo le cose con il loro nome: questa che stiamo vivendo oggi, con sedici casi finora accertati in un giorno solo, è una emergenza sanitaria che possiamo chiamare sindrome influenzale da Coronavirus.

Influenzale, già. Perché questa infezione provoca nella stragrande maggioranza dei casi sintomi molto lievi e solo in pochi casi – con patologie intercorrenti e con situazioni particolari – provoca effetti gravi. Esattamente come ogni normale influenza.

Che cosa stiamo osservando di diverso, allora? Perché siamo tanto spaventati? Semplice: perché alcuni hanno avuto l’ottimismo un po’ illusorio di fermare un virus con questo elevatissimo livello di trasmissibilità. Abbiamo creduto che la Cina, con le misure draconiane che ha messo in atto, potesse tenersi tutto il contagio.

Era illusorio, e ora lo vediamo in tutta la sua banalità. Anche perché c’è stata una grossa movimentazione di studenti prima delle misure di quarantena, a causa delle vacanze legate al capodanno cinese. Sebbene l’epicentro fosse Wuhan e la provincia di Hubei, la trasmissione era già iniziata da settimane e la sindrome influenzale da Coronavirus era già uscita nel resto della Cina. Queste persone, già contagiate, ne hanno contagiate altre, che a loro volta si sono mosse ancora.

Ecco perché oggi abbiamo un focolaio con alta trasmissibilità in Giappone, così come in Corea, così come in Iran. Sinceramente, non si capisce per quale motivo pensassimo che l’Italia potesse immaginare di essere risparmiata. Perché i virus non aspettano. E l’efficacia delle misure di quarantena è legato all’immediatezza della risposta.

Noi però siamo un Paese occidentale, con un sistema sanitario che funziona, e di questo dobbiamo essere orgogliosi e consapevoli. Però dobbiamo fare anche altro: dobbiamo fare il più grosso sforzo di responsabilità collettiva della nostra Storia. Il problema vero di questa malattia è infatti che si infettino tantissime persone contemporaneamente. Cosa che bloccherebbe i servizi, intaserebbe gli ospedali e darebbe un grosso colpo alla produttività del Paese.

Nei prossimi giorni, presumibilmente, saranno suggerite una serie di linee guida proposte dalle organizzazioni internazionali che saranno recepite dallo Stato, dalle Regioni, dai Comuni. Noi dobbiamo semplicemente – si fa per dire – fare lo sforzo di rispettare quelle regole. In questo momento non c’è tempo per l’improvvisazione. Non c’è tempo di dire “Io non credo a quel che mi dicono le istituzioni”. Non c’è tempo per fake news, teorie del complotto, negozionismo. È un’emergenza sanitaria, questa, che non riguarda noi come singoli, ma che ci riguarda come comunità e come sistema Paese. Noi dobbiamo essere parte della soluzione e non parte del problema

Agenda del contro-esodo

Due milioni di case inutilizzate in 5.627 borghi. Lontano dalle grandi città, con pochi servizi. L’Italia dei piccoli comuni, due terzi del totale nazionale, potrebbe fornire la risposta al bisogno dell’abitare e di stili di vita più sostenibili.

Anci, da tempo, ha stilato una propria Agenda Contro-esodo che mette al centro i comuni interni, periferici, rurali, montani, di minori dimensioni demografiche, che coprono però, per estensione, il 54,1% della superficie complessiva della penisola. Aree che presentano vantaggi per la qualità della vita dei cittadini, che assicurano, attraverso la cura dei residenti, la salvaguardia della natura nonché la tutela della terra e la conservazione del paesaggio.

L’insieme di queste esternalità positive per l’ambiente, i cosiddetti «servizi ecosistemici» valgono, almeno 93 miliardi l’anno, quasi il 5% del PIL. Fare emergere questo valore e trasformarlo in pagamenti è una sfida decisiva per una prospettiva di sostenibilità, in tempi di cambiamento climatico e dissesto idrogeologico.

Mentre si costruiscono casermoni nelle periferie urbane, negli ultimi 40 anni sono stati ben 2000 i piccoli centri che hanno perso l’80% popolazione, e tra questi 120 tra dal 60 all’80%. Occorrono interventi sulle case in abbandono. Spesso non sono state fatte le pratiche di successione, i proprietari sono emigrati. Lo Stato deve intervenire per far sì che diventino un bene collettivo, così come il nostro paesaggio. Non investire in questi territori è, invece, un doppio danno per la collettività.

Ma per fare questo occorre collocare risorse nazionali da subito, ad esempio, sulla banda larga, in ritardo mostruoso rispetto al resto dell’Italia, e sulla mobilità. Questo si somma a paesi che sono nelle cosiddette aree bianche che sono quelle considerate a fallimento di mercato per i gestori delle comunicazioni. Zone scoperte dalle linee telefoniche, dati, fibra, pochi megabyte. Ci sono ancora tante zone in Italia tagliate fuori dal mondo. E questo si vede nelle aree terremotate.

Occorre una fiscalità differenziata per le aree marginali.  Ripopolare le zone ad alto valore ecosistemico, cioè dotate di capitale naturale, sarebbe poi un vantaggio. Sia per il clima che per prevenire il dissesto idrogeologico. Dobbiamo renderci conto che alle spalle delle grandi città abbiamo un nuovo Ovest, ricco di risorse naturali e fonti rinnovabili.

Parma Nord Eco-District

Nei giorni scorsi è stato presentato il Comitato per la rigenerazione dell’Area Produttiva Nord della città di Parma (ad oggi denominata SPIP) ed aree ad essa limitrofe.

L’idea che ha animato e mosso le diverse aziende del comparto a confrontarsi e a collaborare è di rendere l’area un moderno Eco District.

Attraverso attività coordinate per l’individuazione di strategie condivise di sviluppo sostenibile, di valorizzazione e cura dell’area, di promozione dei servizi comuni alle realtà economiche insediate come sicurezza e mobilità sostenibile, si intende favorire la relazione con il territorio e il confronto tra Enti Pubblici e privati.

Il Comitato ha lo scopo di promuovere scenari strategici condivisi dalle realtà economiche ivi operanti con la finalità di un continuo e progressivo miglioramento della vivibilità per gli utenti della stessa, confrontandosi con gli enti pubblici territoriali in un’ottica di collaborazione.

Si prefigge di promuovere la realizzazione di opere nell’area (ad esempio nella metodologica di sviluppo progettuale e nella scelta delle essenze arboree) con la finalità di coordinamento generale e promozione del progetto all’interno della candidatura al Green Capital Award del 2022 della città di Parma; ed anche i progetti pubblici in corso sull’area quali rotonde, bretella autostrada/comparto, parcheggio su Asolana, la riqualificazione delle ‘vasche di espansione’ del sistema raccolta acque bianche interne al comparto.

Sprint Orienteering a Piacenza

Domenica 23 febbraio 2020 a Piacenza si svolgerà la doppia gara sprint valida per il trofeo EMILIA-ROMAGNA 2020 e per il LOMBARDIA SPRINT TOUR 2020.

La gara di Piacenza è particolarmente adatta per chi vuole avvicinarsi per la prima volta alla pratica di questo sport. I due percorsi (centro storico e parco) consentono infatti agli esordienti di acquisire agevolmente i fondamenti di questo divertente sport.

Per praticare l’Orienteering non occorrono particolare doti atletiche se non la voglia di muoversi, camminare ed eventualmente correre alla ricerca dei punti di riferimento indicati sulla mappa. Generalemente, luogo di svolgimento sono boschi e parchi, ma possono essere utilizzati tutti gli ambienti naturali in generale.

Negli ultimi anni si stanno diffondendo le gare di Orienteering organizzate nei centri storici delle grandi città in quanto questo sport ben si adatta all’obiettivo di vivere e riscoprire un centro abitato, anche nei suoi luoghi meno conosciuti.

Tutti i dettagli sul sito della FISO:

Business per il Mondo

L’idea di B Corp è così ovvia che il contrario suona sospetto.”

Riccardo Sabatini, Scienziato e Imprenditore.

Riccardo Sabatini, Scienziato e Imprenditore.

Le B Corp sono aziende che agiscono secondo i più alti standard di responsabilità e misurano in modo rigoroso e trasparente i propri impatti. Il protocollo di misura degli impatti B Impact Assessment (BIA) è il più robusto e diffuso protocollo di misurazione delle performance complessive economiche, ambientali e sociali di un’azienda, ed è già stato adottato da oltre 50.000 aziende e 100 istituzioni finanziarie.

Le benefit corporation hanno un doppio scopo e avranno risultati economici migliori di tutte le altre aziende.

Robert Shiller, premio Nobel per l’economia.

Robert Shiller, premio Nobel per l’economia.