Unfakenews.it

Senel 2020, complice la pandemia, l’informazione e la scienza hanno riconquistato spazio nella vita pubblica, la propaganda e la disinformazione non hanno certo lasciato il campo ed hanno proseguito la loro incessante offensiva proprio su temi come ambiente e salute.

Ecco perché Legambiente e Nuova Ecologia hanno lanciato la campagna “Unfakenews”, un impegno permanente per costruire un percorso che metta al riparo chi ha a cuore i temi ambientali da falsi pregiudizi e bufale che tengono l’Italia lontana dalla sostenibilità. Un’arretratezza fatta di discariche, perché non si comprende il reale funzionamento degli impianti per il riciclo e la produzione di biometano, oppure di smog e inquinamento provocati dall’ostinato uso delle fonti fossili perché si osteggiano le rinnovabili, a partire dall’eolico.

La campagna, che intende contrastare la deriva anti scientista per rimettere al centro del dibattito “verde” l’ambientalismo scientifico, ha come strumento principale il sito internet unfakenews.it, che ospita approfondimenti scientifici, documenti dell’associazione, testimonianze di esperti e contenuti a prova di fake.

Su questo sito si può controllare, attraverso una semplice barra di ricerca, la veridicità di una notizia trovata in rete, oppure segnalarla agli esperti di Legambiente. Nella sezione news del sito sono presenti, infatti, materiali redatti dai nostri giornalisti utili ad approfondire i temi ambientali più oggetto di bufale. E non mancano podcast e pillole video. Tutto a difesa delle verità ambientali.

Per ogni tematica Legambiente produrrà un position paper, organizzerà webinar, in attesa di poter svolgere, a emergenza sanitaria passata, incontri nelle scuole e corsi di formazione per giornalisti riconosciuti dagli ordini regionali validi per l’ottenimento dei crediti di formazione professionale obbligatoria.

Per esempio, negli ultimi mesi è stato detto di tutto sulla quinta generazione di tecnologia di telefonia mobile, anche che abbia diffuso il virus Sars-Cov-2, distogliendo così l’opinione pubblica sul fatto che è fondamentale mantenere gli attuali limiti di legge, fra i più bassi d’Europa, e di rendere omogenei i livelli di esposizione su tutto il territorio, pianificando correttamente la distribuzioni delle stazioni radio. Altri temi riguardano: il biometano, l’agrivoltaico, le bioplastiche e il compostaggio, l’usa e getta nell’era Covid, il geotermico, l’eolico e la convivenza con predatori come lupo e orso.

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Bik2Work NUMBER1

Al progetto Bike2Work della Regione Emilia-Romagna, promosso dal Comune di Parma, hanno aderito diverse aziende della città, tra le quali anche la NUMBER1 Logistics Group, recentemente trasformatasi in Società Benefit e della quale da circa 1 anno sono Mobility Manager.

Nonostante la stagione fredda, hanno partecipato con continuità al progetto 30 dipendenti della cooperativa che opera presso i magazzini della NUMBER1. Nel periodo Ottobre-Dicembre 2020 queste persone hanno percorso complessivamente quasi 20.000 Km, corrispondenti ad una riduzione di circa 5 Tons di emissioni CO2, che consentiranno agli interessati di richiedere rimborsi per 3.500 € complessivi, secondo quanto previsto dalla Delibera della Giunta Regionale n. 484 del 11/05/2020.

E’ ormai assodato che la tutela dell’Ambiente è indispensabile per la sopravvivenza del Pianeta e di tutto ciò che ospita, compresa l’economia. E’ quindi molto importante introdurre il principio per il quale i comportamenti virtuosi vanno premiati, così come quelli dannosi per l’ambiente vanno penalizzati. A partire dalle scelte quotidiane in tema di mobilità.

Sulla scorta dei buoni risultati complessivi del progetto, il Comune di Parma ha già proposto alla Regione di riproporre il progetto anche per l’anno 2021, garantendo una maggiore copertura nel periodo della bella stagione.

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Zero Waste Cities

Rifiuti Zero è solo l’inizio di un percorso di resilienza e di graduale “exit strategy” dalla inciviltà dell’usa e getta. Ne scaturisce così una liberazione di energia civica ben rappresentata dai circa 250 comuni italiani, comunità intenzionate a fare pace con il Pianeta e a muovere dall’età dei rifiuti a quella delle risorse. Nel video di TEDx Alessandria, Rossano Ercolini spiega come questo obiettivo sia già perseguibile, con la buona volontà di tutti: cittadini, istituzioni e industrie…

Rossano Ercolini è presidente della Fondazione Zero Waste Europe e dell’Associazione Zero Waste Italy. Dirige il Centro Ricerca Rifiuti Zero del Comune di Capannori. Nel 2013 ha ricevuto a San Francisco il Goldman Environmental Prize, Nobel alternativo per l’ambiente e nel 2015 il Premio Nazionale Paolo Borsellino. Ha pubblicato per Garzanti “Non bruciamo il futuro” e per Baldini+Castoldi “Rifiuti Zero” e “Il bivio – manifesto per la rivoluzione ecologica”.

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La Casa del Covid

Oggi la parola CASA può essere analizzata e affrontata letta da tre punti di vista diversi e complementari: la nostra casa privata, la nostra città, il pianeta Terra.

Nelle ultime decadi, abbiamo vissuto importanti rivoluzioni che hanno trasformato il nostro modo di stare al mondo; le interazioni sui social, il mercato del lavoro non più lineare, la mobilità sono stati al centro dei cambiamenti della società. Quello che rimaneva immutato era il ruolo della casa. Adesso invece, con una brusca accelerazione dovuta alla pandemia, è proprio la casa ad essere al centro della rivoluzione.

Che si parli di casa privata o di pianeta Terra, ciò che è certo è che ci troviamo di fronte a una rivoluzione degli spazi e di come interagiamo con questi. Per capirlo, osserviamo e proviamo a comprendere i macro trend che li coinvolgono.

Il lavoro da casa – accelerato e potenziato dall’arrivo del Covid-19 – rappresenta sicuramente un elemento che ha ridisegnato il ruolo della casa e le necessità tecnologiche dei suoi abitanti (pensiamo a tool come Microsoft Teams). La casa è anche il luogo in cui prenderci cura di noi. La palestra si è trasferita nel soggiorno.

La stessa casa diventerà ben presto una vera e propria piattaforma tecnologica i cui dati saranno monitorati e analizzati per rendere la nostra stessa routine sempre più efficiente. 

Sappiamo già che lo shopping da casa vedrà una forte crescita in futuro e sappiamo anche che i brand si troveranno ad affrontare sempre più sfide. Dai servizi di reso che diventano sempre più fluidi alle questioni di impatto ambientale, elemento sempre più sotto lo sguardo vigile del consumatore responsabile. Il concetto di Smart Commerce è intrinsecamente legato a quello di tecnologia, che gioca un ruolo fondamentale nella journey del consumatore.

La casa è davvero il perno dei cambiamenti già in atto. Diventa il centro delle esperienze dei consumatori e il centro delle relazioni di questi con le marche.
Tracciare questi trend, prevederli e saperli sfruttare è fondamentale per costruire strategie contemporanee e a prova di futuro.

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Hanno scelto te

Hanno scelto te è il titolo dell’ultimo brano scritto e cantato dal mio amico Alfonso Falzone. E’ una canzone molto bella, con un ritmo incalzante che denuncia la “pressione” del Sistema sull’individuo, che viene obbligato a conformarsi ad esso pur rendendosi conto di quanto sta accadendo.

Anche per questa nuova canzone, ho avuto il privilegio di realizzare il video basato sulle immagini selezionate da Alfonso per interpretare il significato del testo.

Siamo le scelte che facciamo – spiega l’autore – ma il problema comincia quando sono gli altri che ci scelgono (o scelgono per noi)…

Se io fossi furbo
comprerei tante scarpe
brucerei le mie carte
per sparire con te, con te con te…

“Hanno scelto te”, Alfonso falzone

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Qualcosa sta accadendo

Siamo bombardati da notizie negative. E questo ci impedisce di vedere che qualcosa sta accadendo. Il Sistema sta prendendo coscienza che il Capitalismo, così come lo conosciamo, è destinato al collasso trascinandosi il pianeta.

Sempre più aziende, grandi e piccole, stanno muovendo verso un futuro più sostenibile. Più semplicemente… verso il Futuro. Ce lo racconta in questo breve video di TED Paolo Di Cesare.

Di Cesare è un imprenditore e designer co-fondatore di NATIVA, la prima For Benefit Corporation italiana, società che ha per scopo sociale la felicità e l’evoluzione oltre la crescita. Il team di Nativa progetta percorsi di innovazione, crea nuovi business e guida i vertici di aziende nell’evoluzione verso attività economiche prospere che rigenerino le persone e la biosfera.

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Chi fermerà l’overpacking?

Osservando un cassonetto della spazzatura si capiscono molte cose sul nostro modo di vivere. Gli scatoloni che di solito compaiono in cima alla montagna ci ricordano che più della metà dei rifiuti è costituita da imballaggi. Innanzitutto carta, cartone e plastica.

Se sommiamo a questo dato la quantità annua di spazzatura prodotta in media a persona, 500 chilogrammi (con punte fino a 587 chili, come nel caso di Roma) e la previsione di un aumento di circa il 60% dei rifiuti entro il 2050, è chiaro che l’overpacking, l’eccesso di impacchettamento, sia un problema molto serio per la nostra qualità della vita e per la sostenibilità.

L’imballaggio è diventato un simbolo dello spreco. Ovunque. Dal salumiere che stende qualche fettina di prosciutto in diversi strati di carta e stagnola e poi piazza tutto, gran finale, in una busta di plastica. Al negozio dove abbiamo avuto la sciagurata idea di chiedere una confezione regalo, senza immaginare che il piccolo dono potesse restare sommerso all’interno di una grande scatola. Fino al supermercato dove tutto è imballato, anche per rispettare una valanga di leggi e norme che riguardano la grande distribuzione.

Nel Natale del 2020, annus horribilis, secondo una ricerca dell’Ipsos gli italiani avranno acquistato online 51,3 milioni di regali in più rispetto all’anno precedente. Quasi uno a testa. E a ogni regalo selezionato via Internet corrisponde un pacco, un imballaggio, quello che poi vediamo spuntare nel cassonetto. Un altro elemento di sconforto è che la paura del contagio ha riportato agli imballaggi più del 40% dei consumatori ormai abituati, prima della pandemia, ad acquistare prodotti sfusi. A partire da detersivi e detergenti. L’imballaggio si è così trasformato da involucro ingombrante a strumento di protezione sanitaria.

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Paperbricks

Per l’estrazione della cellulosa vengono deforestati migliaia di ettari di boschi in tutto il mondo, provocando non solo un impoverimento degli habitat e la riduzione dei benefici del verde ma anche lo sprigionamento della CO2 immagazzinata dagli arbusti. Anche i processi produttivi sono estremamente energivori: per una tonnellata di polpa occorrono in media 1,4 tonnellate di carbone e 103 tonnellate d’acqua.

Per la produzione di carta riciclata vengono impiegati il 60% in meno di energia, l’80% in meno di acqua e si riducono del 90% le emissioni di gas serra. Ma anche il riciclo ha i suoi deficit. Il processo non può infatti essere ripetuto all’infinito perché di volta in volta le fibre di cellulosa perdono di qualità e resistenza e alla lunga quindi la carta va buttata.

Si dovrebbe quindi cambiare prospettiva: anziché impiegare la carta soltanto per nuovi prodotti usa e getta si potrebbe impiegarla per alcuni oggetti di uso comune, dalla durata sicuramente maggiore.

È ciò che ha fatto il designer sudcoreano naturalizzato olandese Woojai Lee che ha ideato Paperbricks, una collezione di mobili realizzati con vecchi giornali riciclati. Il processo produttivo è molto semplice. La vecchia carta viene fatta macerare e ridotta in polpa, poi viene mescolata con la colla, inserita all’interno di stampi rettangolari e fatta essiccare. I mattoni possono poi essere tagliati, smussati, levigati e incollati allo stesso modo del legno. I fori lungo ciascun lato dei blocchi consentono di essere uniti, quasi fossero delle costruzioni.

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Il Teletrasporto è realtà

Nelle serie di Star Trek non è mai stato spiegato in dettaglio il funzionamento del teletrasporto. Tuttavia una delle ipotesi avanzate prevede che ad essere teletrasportata sia l’informazione e non la materia. Oggetti ed individui verrebbero così dematerializzati nel luogo di partenza e rimaterializzati in quello di destinazione.

Ebbene, sembra che questa tecnologia sia stata sperimentata da un team di ricercatori della Nasa, del Fermi National Accelerator Laboratory, e del California Institute of Technology (Caltech) che è riuscito a dimostrare la possibilità del teletrasporto quantistico a lunga distanza.
Alcuni qubit, unità di informazioni quantistiche, sono stati trasferiti più rapidamente della velocità della luce su una distanza di 43,5 chilometri.

L’Internet quantistico potrebbe rivoluzionare l’informatica. I sistemi di comunicazione quantistica sono più veloci e più sicuri delle reti normali perché utilizzano fotoni anziché codice di computer, che può essere violato.

Il team di ricerca è riuscito a telestraportare con successo i qubit costruendo un sistema di comunicazione quantistica tra due laboratori posti a 43,5 chilometri di distanza e facendo interagire tre nodi per attivare una sequenza di qubit. Gli esperti sono così riusciti a trasmettere  istantaneamente il segnale da un punto a un altro.

Nell’Internet quantistico le informazioni memorizzate in qubit vengono trasportate su lunghe distanze attraverso l’entanglement, un fenomeno per cui due particelle sono collegate in modo tale che le informazioni siano condivise tra le varie unità esattamente nello stesso momento.

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Servizio civile digitale

Per aiutare gli italiani nell’alfabetizzazione informatica arrivano ora i volontari del servizio civile digitale. I ministeri dell’Innovazione tecnologica e quello per le Politiche giovanili avvieranno una sperimentazione per impiegare almeno 1000 giovani volontari nel ruolo di “facilitatori digitali“.

I ragazzi, dopo un periodo di formazione, saranno impegnati sul territorio, nei quartieri, nelle comunità locali e negli spazi pubblici organizzati per accogliere e guidare coloro che hanno bisogno di aiuto nell’utilizzo delle tecnologie. Si tratterà insomma di un servizio civile da parte di persone che già hanno competenze digitali, per trasferirle a cittadini di tutte le età.

I dati Istat sulle competenze digitali di base dimostrano quanto sia necessario un sostegno allo sviluppo delle competenze digitali. L’uso capillare di smartphone e social non si traduce infatti in un utilizzo consapevole degli strumenti tecnologici: il 42% della popolazione tra 16 e 74 anni ha competenze digitali almeno di base, il 58% non ha competenze digitali. Sono inoltre 26 milioni i cittadini tra 16 e 74 anni senza competenze digitali almeno di base, un dato che ci vede in forte ritardo sulla media europea del 42%. Ancora, in questo 58% rientrano 11 milioni di persone che non utilizzano Internet e 15 milioni sono gli utenti Internet che non hanno competenze di base.

Di fatto, molti italiani navigano nel mare di internet senza bussola e spesso aggrappati a un tronco in mezzo alla tempesta.

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